“Bejamalen”: la poesia mistica Sufi incontra la sensibilità orchestrale contemporanea

Nel panorama della musica araba colta, il confine tra tradizione e innovazione è spesso un terreno delicato da percorrere. Con la pubblicazione di “Bejamalen” (“Con Bellezza”), la casa di produzione egiziana Afaq Art Production propone un progetto che affronta questa sfida, cercando un punto di convergenza tra la profondità della lirica Sufi e la complessità della scrittura orchestrale moderna.

Il brano, scritto e composto dallo studioso e poeta marocchino Sheikh Abd Al-Ghani Al-Umari Al-Hasani, si sviluppa a partire da un testo radicato nella mistica Sufi, incentrato sui temi dell’amore divino, della contemplazione e della conoscenza interiore, concludendosi con un elogio alla figura del Profeta Maometto, descritto come “Al-Hashimi”.

Un ponte sonoro tra Oriente e Occidente

La direzione musicale e l’arrangiamento sono stati affidati al Maestro George Kolta, alla guida della Syncop Orchestra. Il lavoro di arrangiamento si distingue per la ricerca di un equilibrio tra linguaggi musicali differenti. Non si tratta di una semplice giustapposizione, ma di un dialogo in cui gli strumenti della tradizione classica occidentale (come la sezione d’archi, l’arpa, l’oboe e il fagotto) coesistono con i timbri caratteristici della musica araba, rappresentati dal liuto (oud), dal flauto (nay), dal qanun e dalle percussioni tradizionali (riq e darbuka).

La struttura del brano si apre con un’introduzione distesa e atmosferica, quasi cameristica, che lascia gradualmente spazio a una sezione ritmica più definita e dinamica, sorretta dai bongo e dalla batteria, per poi ritornare a sonorità più intime nel finale.

La misurata interpretazione di Ziad Kamal

La parte vocale è affidata al giovane cantante egiziano Ziad Kamal, già vincitore del concorso “Dr Ratiba El-Hefny” presso l’Opera del Cairo. Kamal, ventiquattrenne con un background di studi accademici sia ingegneristici che musicali, affronta il testo con una vocalità composta e rispettosa dei microtoni (maqamat) della tradizione araba. La sua interpretazione evita virtuosismi superflui, preferendo concentrarsi sulla resa espressiva e sulla chiarezza del testo poetico, assecondando la natura contemplativa dell’opera.

La dimensione visiva: la regia di Sherif Wahba

Il videoclip che accompagna l’uscita, diretto da Sherif Wahba, adotta una narrazione visiva lineare che rispecchia il processo creativo del brano. La sequenza iniziale, in bianco e nero, mostra la fase di scrittura e programmazione in studio, per poi aprirsi al colore e alla coralità della performance dal vivo all’interno di una sala da concerto.

La fotografia, curata da Michael Magdy, utilizza un gioco di luci calde e tagli di luce blu che mettono in risalto i singoli strumentisti, sottolineando la natura collettiva dell’esecuzione. L’inserimento discreto di grafiche in calligrafia araba durante l’introduzione contribuisce a legare l’aspetto visivo alla radice testuale dell’opera.

In conclusione

“Bejamalen” si presenta come un lavoro curato, che richiede un ascolto attento per essere apprezzato nelle sue sfumature strumentali. Evitando la strada della commercializzazione immediata, Afaq Art Production e il team artistico coinvolto offrono una proposta interessante per chi desidera accostarsi a una rivisitazione moderna della musica spirituale araba, basata sullo studio teorico e sul rispetto delle proprie radici culturali.

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