C’è un filo che lega Don Chisciotte a Elon Musk in questo disco degli UBO. Brani come “Via con me” trascinano l’ascoltatore in un viaggio cavalleresco moderno, dove la Dulcinea di turno è un miraggio di salvezza in un mondo che sta per esplodere. La recensione si trasforma in un racconto di viaggio: partiamo dalla pianura padana, ma con la mente siamo proiettati in uno spazio vangelisiano, tra tastiere che sembrano motori di astronavi e chitarre acide che tagliano la nebbia. Gli UBO ci invitano a fuggire, a cercare angoli di terra dove la natura non è ancora stata codificata in bit. È un’odissea che attraversa il nichilismo per approdare a una forma di speranza disperata. L’amore, in “What if?”, è l’unica “variabile impazzita” capace di scardinare il sistema. La voce, a tratti fanciullesca e a tratti diabolica, ci guida attraverso questo deserto di cemento, promettendoci che, forse, esiste ancora un luogo dove poter essere umani senza dover chiedere il permesso a un satellite.