Ci sono dischi che cercano di offrire risposte consolatorie e altri che preferiscono porre le domande giuste, anche quando fanno male. Con il nuovo EP “Fear”, pubblicato per Parallel Static Records, la band alternative rock di Cincinnati Cruel Ploy sceglie la seconda via, addentrandosi in un territorio tematico complesso e privo di risposte facili: la paura non come reazione improvvisa, ma come rumore di fondo che condiziona silenziosamente le nostre relazioni, la nostra identità e il nostro futuro.
Il lavoro si compone di cinque tracce strettamente connesse tra loro, concepite come un unico filo conduttore narrativo piuttosto che come una semplice raccolta di singoli. L’apertura è affidata alla title track, “Fear”, vero e proprio baricentro emotivo dell’opera, che affronta l’istinto di anticipare il disastro prima ancora che avvenga. Da lì, l’EP si sviluppa attraverso brani come “Faultless”, incentrato sulla trappola del perfezionismo, e “The Disguise”, che esplora il peso delle identità che indossiamo per difenderci. La chiusura, affidata a “Last Time” e “Learning Curve”, affronta la fine inevitabile delle cose e la fatica, spesso non lineare, della crescita personale.
Dal punto di vista musicale, i Cruel Ploy mantengono fede al loro stile caratteristico, unendo l’energia dell’alternative rock e le calde chitarre dell’indie con le sfumature più vulnerabili e confessionali dell’emo moderno. Ciò che rende interessante la produzione di Fear è la scelta consapevole di non inseguire una perfezione asettica e levigata in studio. Le registrazioni lasciano respirare le performance strumentali e vocali, accogliendo le piccole imperfezioni biologiche dell’esecuzione. È una scelta stilistica coerente con il messaggio di fondo del disco: l’accettazione delle proprie crepe come elemento fondante della nostra umanità.
Liricamente, la band evita accuratamente la retorica del superamento eroico dell’ansia. Nelle tracce di Fear, la guarigione coesiste con l’incertezza, e la fiducia in se stessi convive con il dubbio quotidiano. È proprio questa onestà intellettuale a dare forza al progetto. Come dichiarato dagli stessi Cruel Ploy, la paura non riguarda solo lo spavento, ma le storie che ci raccontiamo prima che i fatti accadano, e la consapevolezza che a volte l’unico modo per andare avanti è attraversare proprio ciò che abbiamo evitato per una vita.
In definitiva, Fear si presenta come un capitolo maturo e a fuoco nella discografia dei Cruel Ploy. Un disco denso, cinematico a tratti, che non si rivolge soltanto a chi convive quotidianamente con l’ansia, ma a chiunque abbia mai provato a nascondere una parte di sé per sentirsi protetto.
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