Katherine Whittard: La giovane Jemima in “Cats”

Katherine Whittard: La giovane Jemima in “Cats”

Di Chiara Ciarfuglia

La prima cosa che colpisce in Katherine Whittard, quando fai la sua conoscenza, è il suo sorriso sincero e due stellanti occhi azzurri, da cui traspare il carattere radioso e pieno di energia che la contraddistinguono.

Bastano poche battute con lei per intuirne il temperamento determinato, ma dolcissimo, energico, ma paziente e soprattutto per rendersi conto dello spessore della ballerina che è, ed una grande professionista nel mondo del Musical.

Le chiedo:

Qual è stato il tuo percorso di studio per arrivare al musical e come sei arrivata al cast di Cats?

K.W.:  Ho avuto e manifestato fin da piccola una grande passione per il musical, che mi si è rivelata vedendo lo spettacolo “Tutti insieme appassionatamente”, perciò ho cominciato prestissimo, da bambina, a studiare tap dance e danza classica. A dodici anni lo studio è diventato più serio grazie all’incontro con una ballerina professionista di musical, con cui ho potuto approfondire gli studi in modo più intenso preparandomi ad esami di livello e corredando la mia preparazione di materie formative per il musical, quali il canto e il teatro.

Il vero momento cardine è stato quando a 16 anni, dopo aver superato più audizioni, scelsi però di entrare alla London Studios Center. Lì ho studiato per tre anni intensissimi perfezionandomi in danza e soprattutto nel canto.

Durante l’ultimo anno, insieme ad alcuni colleghi del mio corso, decidemmo di fare audizioni per entrare in qualche spettacolo.  Dovemmo ballare un pezzo di repertorio del musical in questione e uno di canto; fu impegnativo, ma superai l’audizione per “Cats”. Era piaciuta la mia preparazione tecnica e la mia voce era perfetta per il personaggio.

Una esperienza fantastica perché stavo vivendo il mio sogno, ma anche molto dura… ero molto giovane… ero la più giovane del cast, in una grande compagnia… ad appena 19 anni…ero Jemima!

Come è stato vivere una esperienza quale far parte del musical forse più apprezzato al mondo?

Ero orgogliosa di far parte di uno spettacolo tanto importante perché ho sempre amato il teatro, ma soprattutto perché era uno spettacolo grande, meraviglioso, difficile e tanto danzato. Era bello tutto, il rapporto con chi ci vestiva, il momento del trucco…

Mi sono resa conto col tempo, che ho apprezzato più questa esperienza in un secondo momento; allora c’era tanta fatica, eravamo giovani e con molta responsabilità perché uno spettacolo di successo come questo muoveva tanti soldi.

Cosa ne pensi delle rivisitazioni attuali dei musical e che differenze ci sono nel musical tra l’estero e l’Italia?

In Italia la resa finale del musical è bella, ma non raggiunge i livelli di Londra ad esempio che ha una grande tradizione e che ha un approccio diverso allo spettacolo fin da momento del casting. Nel musical, canto e ballo devono equivalersi per cui i cantanti devono essere anche ballerini di livello e viceversa. In Italia invece c’è una “divisione” in questo senso, ci sono i cantanti e i ballerini e quindi nei momenti dedicati alle belle voci si perde molto delle coreografie, che risultano compromesse. “Cats”, nello specifico, è un musical molto movimentato ed è molto bello per quello, i cantanti mentre ballano realizzano delle coreografie impegnative tutti insieme.

È migliore invece la resa sui film, in genere sia in Italia che all’estero.

Come vivi la danza in questa situazione generata dalla pandemia Covid-19?

La danza ora è… insieme alla famiglia (ballano anche loro adesso) perché sto facendo lezioni online da casa. Cerco di mandare avanti il lavoro per mantenere il ritmo e per mantenere alto il morale dei miei allievi. Ci sono anche insegnanti di fama che stanno facendo lezioni online; prima sarebbe stato difficile accedere a lezioni come queste, ma in questo modo è più facile e questa forse è una buona cosa di questo periodo.

Quella dei ballerini è una categoria forse poco tutelata qui in Italia… all’estero è diverso?

All’estero è considerato più un lavoro, abbiamo una discreta assistenza, prove pagate, stipendi garantiti e una certa varietà di contratti. In Inghilterra, dopo aver lavorato per un po’ (circa sei mesi), si viene iscritti ad un sindacato., come Equity e questo è una buona tutela per il ballerino e per coloro che lavorano nel mondo dello spettacolo. In generale comunque le qualifiche sono più definite forse perché rispetto a qui, credo, sia considerata una vera professione.

Cosa pensi succederà quando torneremo alla normalità, nei teatri… che difficoltà potranno esserci?

Sinceramente, per quanto cerco di essere positiva, credo purtroppo che questa estate non ci sarà una stagione e che torneremo nei teatri a settembre. Bisognerebbe trovare delle alternative in spazi all’esterno (mi vengono in mente realtà come il Festival dei due mondi a Spoleto, o Umbria Jazz o altre…). L’Italia ha un bel tempo, ha anfiteatri all’aperto, in cui sarebbe più facile mantenere la distanza di sicurezza tra le persone. Prima di tutto però bisogna tornare a danzare in sala, è necessario per poter preparare gli spettacoli e per stare insieme. Si tornerà alla normalità, ma ci vorrà tempo. Si deve guardare al futuro con speranza, ma bisogna anche essere realisti.

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