“That’s When the Earth Becomes a Star” il nuovo album di Sean MacLeod

Se c’è una cosa che il cantautore e compositore irlandese Sean MacLeod sa fare alla perfezione, è prendere concetti filosofici mastodontici e trasformarli in melodie pop-rock immediate, calde e incredibilmente contagiose. Con il suo quinto album solista, That’s When the Earth Becomes a Star, l’ex membro fondatore della storica band di Dublino Cisco compie la sua vera e propria rivoluzione copernicana. [1, 2]
Il disco, composto da dieci tracce impreziosite da chitarre potenti e sfumature psichedeliche, è un viaggio ambizioso che unisce l’indie pop melodico all’alternative rock più viscerale. MacLeod mette a frutto i suoi anni di studi sulla storia del pop (ha scritto ampiamente sui Beatles e sui gruppi vocali anni ’60) e sul sound design, riuscendo a far convivere accordature sperimentali e strutture sonore complesse con canzoni che si stampano in testa al primo ascolto. 
La tracklist e i momenti chiave
L’album esplora il tema del cambiamento percettivo: quel momento esatto in cui il mondo che conosciamo smette di sembrare ordinario e si illumina di una luce completamente nuova. 
    • L’apertura tagliente: Il disco parte subito forte con Take Control (Don’t Let ‘Em), un brano dal sound ruvido che detta il ritmo e l’attitudine dell’intera opera. 
    • L’anima del disco: La title track When the Earth Becomes a Star è il cuore pulsante dell’album. MacLeod propone un’idea utopica – il cambiamento reale inizia solo modificando il modo in cui guardiamo noi stessi e la natura – sorretta da una melodia pop strabiliante. [1]
    • L’esistenzialismo acustico: In Who Unchained the Earth from the Sun?, l’atmosfera si fa più intima e ipnotica. Pochi accordi minori senza alcuna pretesa intellettualoide, ma una grandissima profondità espressiva.
    • La gemma sperimentale: I Know Not è forse l’episodio più audace: un mix spiazzante ma perfettamente riuscito tra atmosfere doo-wop anni ’60 e texture microtonali contemporanee. 
    • La spinta pop: Tracce come Inside Out (il singolo principale dell’album) e Let the Light In mostrano la straordinaria estensione vocale dell’artista e la sua capacità di generare un’euforia sottile ma profondamente infettiva.

Perché vi conquisterà
Non siamo di fronte a un tipico album lo-fi registrato in cameretta. That’s When the Earth Becomes a Star è un’opera stratificata, ricca di sfumature che richiamano giganti come David Bowie, i Beach Boys o le chitarre avvolgenti di Blur e Stone Roses, il tutto riletto attraverso la lente unica e visionaria della scuola folk-rock irlandese. 
È il classico disco che ricompensa gli ascolti ripetuti: potete decidere di lasciarvi semplicemente trasportare dalla carica delle chitarre e dai ritornelli inni-pop, oppure scavare a fondo nei testi per scoprire le domande esistenziali che MacLeod sussurra tra le righe.

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